Diario di Brodo X (Il Maiale Morale)

Pubblicato il 19 Marzo 2010

Il servizio, devo dire, è andato piuttosto bene. La prima serata in un ristorante non è decisiva come vogliono farti credere. Hai un sacco di cose da imparare, soprattutto se il padrone è un megalomane incompetente e ti piazza in menù la litania dei santi, cioè 20 primi, 20 secondi, 40 antipasti (tanto sono piccoli), e 2 dolci. Ai padroni piace la sproporzione. E poi in un menù di 10 pagine nessuno arriva alla fine e quindi nessuno ordina il dolce. In realtà, sfoglia e risfoglia non trovano più la pagina. Quindi chiedono al cameriere, e il cameriere propone gli unici due dolci come se fossero l'acme della pasticceria mondiale depositato nella nostra misera cucina. I camerieri a fine servizio ci portano un birra a testa. Kafil rifiuta e chiede un sugo. Io penso che abbia fame e gli chiedo se vuole un primo. Lui dice che no, che beve il sugo. Io penso che abbia delle strane abitudini, che bere un sugo per condire così senza cuocerlo e senza pasta sia una roba immonda, finché non arriva il cameriere con un succo d'ananas e capisco, capisco che sono un coglione e che devo abituarmi alla lingua inventata da Kafil, che abita da 15 anni in Italia ed ha avuto la pensata più figa dell'universo. Ha ritenuto più facile inventarsi una lingua di sana pianta che imparare l'italiano. Continuo ad ammirarlo per questo. Per me lui è come Gadda. Carlo Emilio. Kafil riusciva e riesce a far fiorire sul linguaggio comune, fiori di significati e foglie di significanti che noi per chiusura mentale non riusciamo neppure a immaginare. Torneremo su questo argomento. Adesso c'è un cassonetto che ci aspetta. E' mezzanotte spaccata. Le lancette dell'orologio dozzinale segnano notturna l'ora dozzinale, le 12. Nessun rintocco, neppure passi nel buio o ombre sinistre. Nel locale è iniziato il concerto di musica brasiliana tecno pop afro grunge (perché il padrone vuole conquistare i gusti di tutti), la gente beve, balla e limona. Io penso: fighetti del cazzo. Poi prendo Kafil per un braccio e gli dico di prendere dei sacchi dell'immondizia, quelli neri e grandi. Usciamo dal retro e ci avviamo verso il cassonetto. Ci guardiamo a destra e non vediamo anima viva. Meglio. Guadiamo a sinistra e vediamo solo un centinaio di persone che fanno la fila per entrare nella discoteca di fronte al locale. Bene. "Kafil, tu che sei praticamente invisibile, e leggero, entra nel sacco che ti butto nel rusco, così puoi spingere il corpo dall'interno." E Kafil, come se lo avesse fatto mille altre volte, salta nel sacco ed io lo butto con fragore dentro il rudo. Strizzo l'occhio al ciccione di guardia della discoteca e faccio finta che mi sia caduta la fede nel cassonetto, così mi piego dentro e mentre Kafil spinge da sotto io tiro da sopra. Spingi e tira, spingi e tira, viene fuori il corpo pesantissimo del fiorista morto. Lo tiriamo fuori e ci cade per terra. La gente in fila ci guarda di colpo. Io imito il passo di un ubriaco e per depistarli urlo contro il corpo morto che è uno sporco ubriacone. Funziona. Lo tiriamo su e ci accorgiamo che stringe ancora il mazzo di rose nella mano destra. Per non dare dell'occhio decido di entrare dalla porta principale del locale. Il padrone dalla cassa ci vede e ci urla contro: "Lui può entrare solo se mi da il 50% delle rose che riesce a vendere qui dentro." Faccio segno di ok. Mentre lo trasciniamo tra la folla verso le scale che portano ai bagni ed al nostro spogliatoio, ci ferma uno stronzo che vuole comprare una rosa per il troione che si è portato a spasso. "Niente rose amico." "Come?" fa lui. E aveva ragione, così torno sui miei passi e gli sgancio due rose per 5 euro che intasco malvolentieri. Il cadavere iniziava a spezzarci la schiena. Kafil dimagriva a vista d'occhio. Facendo le scale incontriamo una fila di ragazze con la minigonna e gli stivali che ci sembrava si stare sui viali alle due di notte. La qualità del trucco sulle loro facce indicava scarso interesse per le coronarie di chi le guardava. Pensai a Pirandello, visto che erano tutte di una certa età. Lui sì che a parlare di certe cose aveva avuto un gran senso dell'umorismo. Io facevo più fatica. Apriamo la porta dello spogliatoio e ci ficchiamo dentro. Facciamo sedere il cadavere sulla sedia che prontamente si spacca. Dico a Kafil che dobbiamo chiamare la polizia perché quello che stiamo facendo ha senso solo in paesi dove è legale il cartello della cocaina. Lui mi supplica con ogni cellula del suo corpo provatissimo e lo capisco da come suda e strabuzza gli occhi arrossati, da come si stringe lo stomaco con le braccia stecchite, da come si sbottona i pantaloni in fretta e furia e da come scappa nel cesso per scaricare il suo intestino decisamente poco pigro. Quando esce dal bagno, sussurra: "Camerieni bastradi... messomi loro guttalax in sugo..." Dentro di me mi chiedevo: "Perché?"... (to be continued)

Scritto da Luca Giovanni Pappalardo

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