Diario di Brodo II (Celiachia e ideologia)
Pubblicato il 29 Gennaio 2010
Avete presente quei depliant che i Testimoni di Geova vi consegnano insieme alla Torre di guardia? Quei piccoli libercoli con sopra stampati leoni che si accoppiano con panda, l’istrice che odora i fiori di campo e famiglie con genitori e figli, degni eredi di Ken e Barbie che sorridenti vivono in una natura ripresa pari da una pubblicità del Mulino Bianco? Ecco, a me piacerebbe vivere lì. E’ tutto così solare, così sereno, tranquillo… vedere tutte quelle bestie feroci e non averne paura, ammansite, non addomesticate, libere per scelta e promiscue. Che bel mondo che sognano i Testimoni di Geova. Peccato che poi ti suonino al citofono per dirti che tutto questo sta per finire. Una volta, da piccolo, ho avuto una fidanzata che faceva la testimone di Geova, si chiamava Jessica era rossa di capelli e portava gli occhiali, neppure due giorni dopo che ci eravamo fidanzati a lei è venuta l’appendicite e non è venuta più a scuola, per qualche giorno l’ho cercata a casa per via telefonica ma i suoi genitori non volevano passarmela, solo una volta sono riuscito a sentirla e con la voce rotta dalla sofferenza mi disse che i suoi non volevano farla operare per motivi legati al loro credo, e che se in qualche modo fosse sopravvissuta non l’avrebbero mandata più a scuola, lì dove andavamo perché c’ero io ed io ero il male che l’aveva fatta ammalare. Bene, non so che fine abbia fatto Jessica, ma io ho dovuto cercarmi un’altra fidanzata e questa volta senza alcun credo particolarmente sballato, si chiamava Paola e diceva di essere comunista, così per non sentirmi da meno, io le dissi che ero ciellino e lei si dispiacque perché all’inizio pensava che non avremmo potuto mangiare le stesse cose, perché la pizza, il pane, la pasta, la cipollina erano tutti fatti di grano e quindi avrei avuto shock anafilattici a nastro e sempre lei con quell’ansia quando andavamo in giro con gli amici. Così mi lasciò dicendomi che non poteva farmi da infermiera, io le dissi che ciellino sarà pure una malattia ma che lo dicevo solo per farmi vedere diverso, e che se voleva potevo ingozzarmi di pane davanti a lei in qualunque momento. Ma lei non voleva saperne, solo dopo seppi che credeva che io fossi celiaco, e comunque il giorno dopo la vidi mano nella mano con un tipo più grande e con la maglietta con sopra stampato Che Guevara che si strafogava di pizzette.