Diario di Brodo (Il Maiale morale I)
Pubblicato il 18 Gennaio 2010
Diciamo che la vita professionale di un cuoco si divide tra lavoro in nero, lavoro semi in nero e disoccupazione. Non c'è etica, non c'è morale, non c'è l'ombra di Kant neppure a pagarla oro in una cucina. Il padrone farà di tutto per non pagarti il giusto, per non pagarti in tempo, per non pagarti affatto. E' così. E' una legge. Tu ti fai il mazzo e lui con le mani impastate di soldi ti dirà che devi aspettare, che c'è la crisi, che adesso non ha liquidi. L'ultimo padrone che ho avuto gestisce un ristorante che fa musica jazz in centro a Bologna, non farò il nome, sarò bravo, ho lavorato per lui circa sei mesi chiedendo il contratto giorno dopo giorno e lui fresco come un cresimando mi rispondeva sempre "ma certo, domani ne parliamo", "ma domani siamo chiusi", "sì ma tu passa lo stesso" "ma tu ci sei?" "no! ma tranquillo..." Alzi la mano chi sa come è morto Tranquillo. E infatti, arrivati a dicembre gli ho dato un ultimatum, e lui ha iniziato a cagarsi addosso, e mi ha sciorinato che va dallo psichiatra, che sono tempi duri, che doveva prendere una decisione importante, se assumere me o comprare un pianoforte. Alla luce di questa ultima frase gli ho detto, "ciao vecchio vado via", e lui, "tu mi rovini così, non puoi andartene!", "come no, guarda vado via a rallentatore così te lo ricordi!"